mercoledì 9 luglio 2008

Pallottola a ripetizione

Ci sono giorni in cui mi piace ascoltare la musica italiana. Ci sono giorni in cui amo rilassarmi con della buona musica jazz. Ci sono giorni in cui ho voglia di pop. Ci sono giorni, in cui ho voglia di scatenarmi con del sano rock.
Ci sono giorni... e sono ormai non pochi, che ascolto a ripetizione questa canzone. L'originale, Bullet and a target, è presente nella colonna sonora del film Alpha Dog di Nick Cassavetes. Film moderno, dalla trama apparentemente semplice, ma ben studiato nel dettaglio, tratto da una storia vera.

Questa, semplicemente intitolata "Bullet", è una versione performata dall'autore dell'originale, Citizen Cope, assieme al rapper Rhymefest. Troppo possente!!!

But what you've done here
Is put yourself between a bullet and a target
And it won't be long before
You're pulling yourself away

martedì 1 luglio 2008

Vacanze intelligenti... in vespa

Non amo riprendere gli "scritti" degli altri, ma questo fantastico racconto, non potevo proprio non riportarlo.

Dal blog Berlinerblues di Giovanni Bogani:

L'arte di viaggiare. E quella di vivere.

Giorgio Bettinelli, navigatore solitario. In Vespa

Giorgio Bettinelli in Cina 7

Prendere una Vespa scassata, un giorno d'estate. Mettere la prima, andarci per un po', senza casco, in calzoncini e ciabatte, in una strada polverosa di Padangbai, in Indonesia. E prenderci gusto, vedere i bambini che ti salutano guardandoti come un matto. Prenderci gusto, e non fermarsi più. Fino a fare il giro del mondo. Dapprima un viaggio da Roma a Saigon, durato 9 mesi e quarantamila chilometri. Poi uno nord-sud dall'Alaska alla Terra del Fuoco. E infine un viaggio che attraversa tutti i continenti, e praticamente tutte le terre emerse. Traversando anche la Siberia, migliaia di chilometri senza neanche una strada, portando la Vespa sull'erba gelata, sulla terra.


Perché lui ha fatto tutto questo con una Vespa, una normalissima Vespa PX, quelle "con le frecce" che anni fa andavano di moda, e ora sono state superate nel design dagli scooter leggeri del nuovo millennio. Ma funzionano bene, le Vespe, eccome se funzionano. Giorgio Bettinelli, milanese, ci ha fatto tre volte il giro del mondo, senza praticamente sapere niente di meccanica. Neanche come si cambia una candela, o il filo del gas. E la volta che ha rischiato di morire non è stato per un pneumatico che scoppia o un motore che grippa, ma perché i guerriglieri congolesi lo hanno imprigionato e trattato come una spia. Condannato a morte. E salvato da uno di quei miracoli che, negli ultimi dieci anni, hanno aiutato il suo cammino.


Adesso, Giorgio Bettinelli ha attraversato tutta la Cina. Sempre con una Vespa. Ha fatto quello che Marco Polo forse non ha fatto. “Perché se fosse andato davvero a Pechino sarebbe stato incuriosito, affascinato dalla scrittura degli ideogrammi: e invece non ne parla. E sarebbe rimasto travolto dalla bellezza della Muraglia cinese. Come mai Marco Polo non ne parla mai? E come mai negli archivi cinesi non c’è traccia dei suoi quattordici anni passati alla corte del gran Khan? Magari hanno ragione i veneziani, che hanno chiamato il suo libro ‘Il Milione’ pensando a un milione di balle. Ma non mi interessa, questo. Ciò che volevo fare era conoscere un paese che è un intero continente. La Cina. Il paese forse più bello del mondo, il più spettacolare, il più fotogenico, il più contraddittorio. Dopo quattro anni che vivo in Cina, mi sembra di avere solo toccato la punta dell’iceberg. E più la percorro, più mi sembra che l’iceberg sia enorme. La parte sott’acqua”.


Il suo viaggio in Cina si è cristallizzato in un libro, “La Cina in Vespa”. Scritto in due mesi di lavoro matto e disperatissimo, per coagulare esperienze, incontri, sensazioni in trecento pagine di diario letterario. Qualcosa che ricorda i grandi libri di viaggio del secolo scorso. Anche se non ci sono più i cavalli, ma uno scooter Gran turismo e un laptop portatile. Il libro è edito da Feltrinelli, come i precedenti, “In Vespa”, “Brum brum” e “Rhapsody in Black”. Libri nei quali gli incontri contano più dei chilometri, le facce più delle strade, l’umanità più della meccanica.

“Sempre nel viaggio in Africa", mi dice quando lo incontro in piazza Santa Maria Novella, "Giorgio Bettinelli in Cina 4mi è venuta la malaria cerebrale. I sintomi li riconoscevo. Ma non potevo sapere che era quella la malaria più tremenda. Quella che in un paio di giorni o ci sei o non ci sei più. Sono entrato in un dispensario, il medico aveva schizzi di sangue sul camice. Mi prende una goccia di sangue, vede che è malaria cerebrale, gli chiedo: quante speranze ho di cavarmela? Dice: cinquanta per cento. ‘Se’ lei arriva al villaggio vicino, chieda all’ospedale una pasticca che io non ho. Quel ‘se’ me lo disse senza enfasi, come un dato di fatto. Potevo vivere o morire. Mi strinse la mano, e io me ne andai nella savana, sotto il sole, nel delirio continuo. Visto che sono qui a raccontarla, vuol dire che sono sopravvissuto…”.

Lo vedi nelle foto, e Giorgio Bettinelli non ha una faccia da folle, da invasato, da temerario. Sembra un po' Sergio Ferradini, quello di "Teorema". Magro, sorriso, baffoni, sguardo quasi timido. Non servono muscoli o pazzia per vincere una scommessa così grande. Forse serve di più la ragionevolezza, la capacità di risolvere i problemi senza perdersi d'animo. Giorgio Bettinelli in Africa, Australia, America latina, Siberia ci è andato con un paio di jeans, una Vespa… e una chitarra. "Non la stessa", precisa. "Qualche volta mi serve da antifurto: quando entrano, prendono la chitarra e lasciano stare il resto".


Con la chitarra, Giorgio Bettinelli ha scritto, strada facendo, centinaia di canzoni. Adesso ne ha messe alcune in un cd. Ha chiamato a raccolta alcuni amici musicisti, come Lucio Fabbri della Pfm, e ha intitolato il cd "Dovunque sia". In 254.000 chilometri in giro dappertutto, ha imparato molto più di musica che di meccanica: "ho ascoltato musiche etniche di tutto il mondo. In compenso, non ho mai un cacciavite con me". Appunti di viaggio non ne prende: aspetta gli intervalli tra un viaggio e l'altro, per recuperare tutto quello che ha dentro gli occhi, e scriverne.


Il primo libro, "In vespa", pubblicato da Feltrinelli, è stato un successo travolgente e inatteso. Tutti quelli in lista d'attesa per un viaggio o un sogno l'hanno comprato. E il successo ha spinto Feltrinelli a pubblicare anche il resto. "Brum brum" racconta i suoi successivi tre viaggi, compresa la prigionia fra i ribelli congolesi. E "Brum brum 2", di prossima uscita, chiude l'anello fino al presente. E nell'ultimo capitolo, fra un vagabondare e l'altro, senza fissa dimora per scelta, c'è anche una pagina importante: "tre mesi fa mi sono sposato con una ragazza taiwanese, quella a cui è dedicato 'Brum brum' ". Ma sposarsi non significa fermarsi, per lui. "In questi dieci anni continuati di viaggi", dice, "sempre mi ritrovavo riflessa allo specchio una faccia che mi piaceva. Una faccia che non avevo mai avuto, finché restavo a casa mia".


E così, ecco quattordici anni di strade, e di mani sulle manopoline di gomma di una Vespa, ogni giorno rischiato in strade piccole, con camion che ti buttano fuori strada. Con una fiducia incrollabile nella ragione e nel cuore della gente. "Non mi sono mai portato una tenda. Preferisco una camera d'albergo, anche miserrima. O persino bussare a casa di qualcuno. Ma così c'è un contatto umano. Un viaggio da solo è tutto meno che un'avventura solitaria", dice. "Uno che arriva da chissà dove, su una Vespa con una chitarra nel portapacchi, è impossibile non rivolgergli la parola". La vera solitudine, non lo dice ma di sicuro lo pensa, è nelle nostre città. Semmai, il vero dolore è perdere ogni mattina i luoghi e gli occhi che hai appena incontrato. "A volte, andarsene è come farsi tagliare un braccio. Ma mai disperare. Si va, ma magari dopo anni, si ritorna". E il suo libro è pieno di ritorni, di persone incontrate per un giorno, in posti sperduti del mondo, e poi ritrovate, dopo anni, come in una favola.

Giorgio Bettinelli dalla Terra del Fuoco 3

E il freddo, la pioggia, i fulmini, le malattie? "Quando piove, ti bagni e poi ti asciughi", dice. "Influenze vere, in dieci anni, nemmeno una. In compenso, per due volte ho preso la malaria, in Africa". Ma niente sembra avere scavato cicatrici in lui. Ei ti scopri a pensare che la vita può essere più pesante, e più dura, e più amara, proprio quando cerchi di viverla al riparo, dentro una casa riscaldata, cercando di evitare il vento, la pioggia e l'imprevisto. Bettinelli ha visto tutto il mondo, è passato indenne attraverso decine di guerre civili, ha parlato con gente di religioni, lingue, culture, opinioni politiche diverse. E ha imparato la fiducia nei suoi simili.


Ah, sì, anche un'altra cosa: a dire "grazie" in 354 lingue diverse. E adesso, è già pronto a ripartire.


Giovanni Bogani

domenica 22 giugno 2008

Da San Gimignano a Dubai, passando per Manhattan

1200 c.a. A San Gimignano viene eretta la prima torre in mezzo alle case della città. E' la torre del Podestà, fatta edificare dalla famiglia Gregori. Miracolo della scienza e della tecnica gridano alcuni vecchi paesani, nel vedersi costruire un edificio di ben 52 metri.
Tante piccole case, e tra queste, un enorme parallelepipedo di mattoni a dominare la storica cittadina. "Ma indò s'andrà a finire?", "Icchè c'inventeranno poi?" avranno detto alcuni contadini, passando con i loro carri davanti all'edificio.

Probabilmente non mancarono scettici, perplessi e contrari al progetto. Ci sono sempre, quando ci ritroviamo davanti a qualcosa di innovativo. "Ma dove andremo a finire di questo passo" si saranno chiesti alcuni anziani. "Ma che reggerà a ì vento?" si saranno chiesti altri.

Il successo alla fine non mancò e nel periodo più splendente del Comune, si arrivarono a contare ben 72 torri.




1902. A New York sorge il primo grattacielo. E' il Fuller Building, di proprietà del signor George Fuller (Fuller Construction & Co).
Alto 83 metri, è sicuramente uno dei più eleganti skyscreapers di Manhattan. Oggi un semplice palazzo fra tanti, 106 anni fa un altro "miracolo della scienza e della tecnica". A pianta triangolare, è stato sin da subito soprannominato Flatiron, date le fattezze simili a quelle di un enorme ferro da stiro. Sicuramente non saranno mancati gli scettici anche in questo caso, ma sono certo che saranno stati ben pochi rispetto ai "contrari" di San Gimignano. Il motivo?
La sua particolare struttura generava particolari correnti d'aria che andavano a sollevare le gonne delle belle signore a passeggio davanti al palazzo.
E' l'inizio della "fallica" guerra a chi l'ha più grosso. Impresari investono ingenti somme di denaro, ignari dell'imminente declino economico che investirà gli Stati Uniti nel '29, per primeggiare sul propriodirimpettaio. Manhattan è un "teatro di guerra", ed il risultato di questa, sappiamo qual è:




2008. A Dubai viene presentato il progetto di un architetto fiorentino, David Fisher.

Dal Corriere della Sera: "Un grattacielo di 313 metri distribuiti su 68 piani di altezza, con un budget di circa 330 milioni di dollari, che cambierà continuamente forma e produrrà elettricità in misura decisamente superiore al proprio fabbisogno grazie allo sfruttamento dell'energia eolica e solare. Gli abitanti della torre potranno scegliere a piacimento il panorama e la luce del giorno che desiderano, grazie ad un meccanismo che consente ad ogni piano di ruotare in modo autonomo. «Gli spostamenti avranno una velocità molto lenta -, spiega Fisher - così da non risultare fastidiosi per gli inquilini, che non percepiranno il movimento». Oltre a porre fine all'era dell'architettura statica ed immutabile, la rivoluzione di Fisher ne inaugura una nuova, all'insegna della dinamicità.
Al suo interno la torre girevole ospiterà un albergo a sei stelle, uffici e appartamenti di varia grandezza e, negli ultimi piani, cinque "ville" da 1.500 mq ciascuna. Ogni villa avrà a disposizione un parcheggio auto al proprio piano servito da uno speciale ascensore. Sul tetto, la "Penthouse" avrà addirittura una piscina e un giardino. E se non bastasse la "Rotating Tower" sarà dotata di un eliporto "a scomparsa" al 64° piano: una piattaforma "magica" che si materializzerà per consentire l'atterraggio dell'elicottero, dissolvendosi nel nulla subito dopo".



Beh, che dire. In questo nuovo miracolo della scienza e della tecnica, festival del lusso sfrenato e perverso, penso proprio che gli scettici saranno ben pochi...

Inzaghi gli fa una pippa...

Inzaghi? Semplice dilettante rispetto a questo giocatore...



A parte gli scherzi, il giocatore purtroppo non stava simulando. Ha subito un colpo alla testa che gli ha provocato delle inquietanti convulsioni.

Niente di grave comunque. Nella partita successiva della sua squadra, era già in campo, anche se sul web circolavano (il fatto è avvenuto 3 anni fa) notizie infondate sul suo decesso, dovuto alla venuta dell'angelo della morte, impossessatosi del suo corpo.


Salâm alaykoum

sabato 21 giugno 2008

Sono pazzi questi pubblicitari

Mad Men, uomini pazzi, o forse no, semplici pubblicitari di una delle tante agenzie di Manhattan. Forse entrambe le cose. Mad men sono gli uomini di Madison Avenue, dove sorge il palazzo dell'agenzia Sterling & Cooper.
Proagonista è il tenebroso Donald Draper, circondato da colleghi di indubbio stile, ma di minore carisma e brillantezza rispetto al loro copyrighter di riferimento e da una folta schiera di segretarie ingenue, arriviste e frivole.

Questa serie l'ho conosciuta parlando con un mio amico, con il quale quando ci vediamo, non manchiamo mai di scambiarci opinioni e pareri su serie televisive e film visti negli ultimi periodi prima dell'incontro. Incuriosito da quanto mi ha riferito, ho deciso di scaricarmi i primi episodi. Formato 45 minuti.

Mad Men non scorre veloce. L'azione non è il perno della serie. Centrale è l'analisi che viene fatta sui comportamenti, sulle necessità, sugli usi e i costumi, sui desideri e sugli obiettivi della società medio-alto borghese. Non mancano mai, essendo l'ambiente pubblcitario il principale scenario in cui avvengono le vicende, riflessioni sulla società di massa. Siamo in un periodo in cui l'individualismo sta prendendo campo nelle teorie e tecniche di persuasione e dunque si fanno sempre più difficili le dinamiche pubblicitarie ("Può una donna volere lo stesso rossetto di altri milioni di donne?" si chiedono i copyrighter durante un episodio). Siamo nell'epoca dei Kennedy, di Elvis e delle bionde platinate. Siamo nei '60s.

Degni di nota sono i crediti di apertura.


venerdì 20 giugno 2008

"Piccoli" contrattempi

Rispolverando tra gli esercizi della scuola di sceneggiatura, ho ritrovato questo piccolo esercizio sui contrattempi, scritto sotto forma di soggetto.
Onestamente spero non capiti mai a nessuno, me compreso, una cosa del genere...

Un uomo deve prendere l’aereo delle 9,30 del mattino per Parigi, dove deve presentare un progetto di lavoro. La sveglia suona alle 6 e 30. Si alza, e per guadagnare tempo si mette subito calzini e camicia. Va in cucina, prende il barattolo del caffè dallo scaffale e sistema la moka sul fornello. Nel frattempo va in bagno, dove comincia a radersi velocemente con la lametta senza neanche usare la schiuma. Un forte rumore proveniente dalla cucina lo coglie all’improvviso. Per la paura si fa un taglio vicino al labbro. Lo tampona velocemente con la carta igienica e torna in cucina. Il pavimento è completamente sporco di farina. Nel prendere il barattolo del caffè non si è accorto di aver messo in bilico il sacchetto della farina. Comincia a spazzare e non avendo scarpe ai piedi, i calzini scuri diventano bianchi. Li scuote velocemente e starnutisce. D’istinto si porta la mano al naso, facendo strusciare il polsino della camicia bianca vicino alla ferita, sporcandolo di sangue. E’ costretto a cambiarsi ma nell’armadio non ha altre camicie dello stesso colore. Vuole dare una bella impressione di sé all’incontro, dunque perde tempo a sceglierne una di un colore diverso. Opta per una grigia.

Finisce di vestirsi, si mette un cerotto alla ferita ed esce di casa. Va alla macchina parcheggiata lungo la strada ma non può partire perché qualcuno ha lasciato la macchina in doppia fila davanti alla sua. Suona il clacson per farsi sentire. Esce un’anziana signora da un bar e dopo uno scambio di offese verbali sposta la macchina. L’uomo parte e va ad imboccare la tangenziale per l’aeroporto. L’uscita però è bloccata in quanto un tir ha sbandato ed invaso l’intera carreggiata. E’ costretto a proseguire ed imboccare l’autostrada, che lascia alla prima uscita. Al casello decide di mettersi in coda per pagare con il servizio automatico ma alla barra si accorge di non avere nel portafogli la tessera prepagata. E’ costretto ad uscire in retromarcia facendo adirare non poco gli autisti in coda dietro di lui.

Superato il casello con non poche difficoltà, prende le indicazioni per l’aeroporto che segnano una distanza di 15 chilometri. Il traffico è notevole. Si scorre a passo d’uomo e sono già le 8 e 20.

Arriva al check-in alle 9 e 15 e riesce a passare avanti alle persone in coda.

Sente l’ultima chiamata per il suo volo agli altoparlanti ma ormai ce l’ha fatta. Corre verso i controlli al metal-detector dove la fila è lunghissima. Chiede uno ad uno se può passare avanti, mostrando l’orario di partenza indicato sul biglietto. Nessuno oppone resistenza e arriva agilmente al nastro di controllo.

Sono le 9 e 20. E’ fatta. L’uomo riprende i propri oggetti personali passati al controllo e si incammina verso il gate ormai senza bisogno di correre, quando improvvisamente il cane della polizia di controllo comincia ad abbaiargli. Gli agenti si insospettiscono e lo fermano. Lo perquisiscono, ma non trovando niente di sospetto lo costringono a togliersi le scarpe. I calzini dell’uomo sono per buona parte ricoperti di polvere bianca, la farina cadutagli in cucina, ma la polizia non lo allontanerà in tempo da fargli prendere il suo importante volo.

martedì 17 giugno 2008

Vivere amando, sperando e facendo

Dicono che l'uomo sia fatto per amare. Dicono che non sia fatto per vivere nell'oscurità della solitudine. Due persone, un unico motore che li muove e li porta a spasso per il viale della vita.
Una sinergia, un egoismo o un altruismo. Questo è l'amore nelle sue forme. Qualunque essa sia, è fondamentale. E' la benzina della vita. E' la panacea di tutti i mali, nonostante esso stesso sia portatore sano (o insano) di dolore. Perchè è così e nessuno può negarlo.
Amore per qualcuno. Amore per qualcosa. Pare che tutto ruoti intorno a questo, al quale non vi si possa prescindere.

E se l'amore non ci fosse? E se fosse nascosto nel più lontano e sperduto luogo della terra? Se ci volesse una vita intera per scovarlo? Se tutto l'amore che vorremmo dare e vorremmo ricevere dovesse rimanere per forza di cose soffocato, chiuso in un cassetto? Se non vi fosse possibilità di sprigionarlo e dunque ritrovarsi nella più tetra palude nebbiosa?

Dicono che se all'uomo non sia dato amare, sia consentito sperare.
Sperare di trovare l'amore, sperare di trovare il benessere, una stabilità. La speranza è il vero motore della vita. Se non c'è speranza non c'è possibilità di riuscita. Si deve sperare perchè sperare è vivere. Sperare in modo sano, con razionalità sia chiaro, perchè sperare può essere un gioco pericoloso...

E se la speranza finisse? Se ci si rendesse conto che in fondo le speranze avute sono state solo misere illusioni? Piccoli palliativi per allentare il dolore?

Dicono che se all'uomo non sia dato sperare, sia consentito fare. Fare qualcosa. Muoversi, agire, non fermarsi. Essere dinamici poichè il mondo è dinamico. Fare qualcosa per rialzarsi, andare avanti e fare qualcosa di buono. Mai fermarsi a piangere. Riflettere ma mai piangersi addosso. Fare, costruire qualcosa per sè, per gli altri. Fare, costruire qualcosa per fuggire dalla palude nebbiosa e raggiungere i soleggiati lidi, i propri obiettivi, soddisfacendo i propri bisogni e trovando nuova vitalità. Fare per lasciare una propria impronta.

Ama, e se non puoi o non sei in grado di farlo, spera, e se non puoi o non sei in grado di farlo, FAI!

venerdì 30 maggio 2008

I'm gonna be iron, like a lion in Zion

"Im on the run but I aint got no gun
See they want to be the star
So they fighting tribal war
And they saying iron like a lion in zion
Iron like a lion in zion,
Iron lion zion"
Bob Marley, Iron Lion Zion

domenica 11 maggio 2008

Mi’a tutti sanno parlà i’ dialetto fiorentino perbene

Riporto con estremo piacere un simpaticissimo quanto accuratissimo post scritto da Blinda sul suo blog COME SE FOSSE ANTANI:

"I’ dialetto Toscano l’è ‘na lingua artificiale crea’a dallo scrittore Fiorentino John Ronald Reuel Tolkien, ispira’a ‘n parte al finlandese e ‘n parte a’ mugugnii del cugino dello stesso Tolkien, John Dantis Tolkien.

Primissima cosa da sapere: ai Fiorentini (quelli veri) insulta pure chi vuoi: se intesa come beffa ciò verrà preso in ischerzo e, ad esempio alla frase: - ‘La tua mamma maiala fa le pompe ai cavalli’ - il VERO FIORENTINO risponderà: - ‘La tua!’ - (ad intendere che le mamme di entrambi fanno le pompe ai cavalli, in ispecial modo quello che ha pronunciato per primo la frase offensiva, per la quale n’i sùdde Italia t’ ucciderebbero).

Mi’a tutti sanno parlà i’ dialetto fiorentino perbene. Figurassi a scri’ilo! Parecchi bischeri pensano che ci si mangia sempre la CI, e ‘nvece un’è mi’a vero sempre. E si mangia solo quando è una CCI sola, e solo se didre’o a davanti c’ha du’ vo’ali (ecco presempio: VO’ALI). Eppoi nessuno s’è mai accorto che a vorte e ci si mangia anche la TTIE, che gl’è anche dimorto ma dimorto più sapori’a (ecco pe’llappunto: SAPORI’A).

Inortre bisogna badare al fatto che n’i dialetto fiorentino spesso si pronuncia un suono simile al ‘TH inglese (lingua fra e’ denti) nelle t nei mezzo alle parole, per esempio: gelatho, pathethio ecc…

Un’artra regola che ll’è fondamentale gl’è i’ verbo che gl’è sempre precedu’o da un’artro soggettino, messo lì pe’ rafforzà un po’inino la ‘osa. Presempio:

Io sono. E’ sono.
Te ttu sei.
E’ gl’è. * La gl’è.
Noi s’è. (i’ ’siamo’ l’è bandiho ni’ toscano DOC, dio bono)
Voi vvù s’ete. (bello! senti ‘ome sona bene!)
E’ sono. Glienno. [raffinatezza usaha nei quartieri di Firenze dove e si parla la lingua perfetta (vedi sotto) e a Prao, indò siamo (perchè io son di Prao) ancora più sguaiai (prima diccominciare a ragionà n’prathese bisogna vu’ sappia bene iffiorentino, sennò ll’è buriana].

Prima d’i verbo ‘avere’ ci va sempre la parolina ‘CI’. Un si sa bene perché ma lla ci sta parecchio bene, come disse i’ Bondi.

Io c’ho. (= io ho)
Te ttu c’hai. (= tu hai)
Lui c’ha. (= egli ha)
Lei la c’ha. (= lei ha)
Noi ci s’ha. (= noi abbiamo)
Voi vu c’ave’e. (= voi avete)
E’ c’hanno. (= essi hanno)

In terza persona singolare co’ i’ passa’o prossimo s’usa anche parecchio i’ ‘L’E”, tipo:

L’è anda’o. (= egli è andato)
L’è torna’o. (= egli è tornato)

Siccome noi toscani siamo perzoncine ‘orte e dabbene, alla terza persona singolare dell’indicatio noi e si preferisce sostituigni i’ ccongiuntivo:

Loro prendano da bere. (= loro prendono da bere)

MA i fiorentini non usano i’ verbo ‘prendere’, bensì ‘PIGLIARE’, come disse Beppe di’ Bardiccio, ‘ti pigliasse un corpo’.
Frasette utili da segnavvele subito:

- Bellino i’ canino. (= ‘Che bel cane’);
- La ‘o’a'ola ‘on la ‘annuccia ‘orta ‘orta e colora’a. (= ‘La coca-cola con la cannuccia corta corta e colorata’);
- Codesto ragazzo ‘ostì. (= ‘Quel Ragazzo Lì’ ma solo all’incirca, infatti ‘codesto’ indica cosa o persona lontana da chi parla ma vicina alla persona a cui ci si rivolge; diverso da ‘quello’);
- Gni stiantasse i’ core! (= Ma è davvero simpatico) ;
- Tu m’a bell’e rotto la contraccassa de’ coglioni (= Mi stai annoiando) ;
- Manca pòo bocco (= Manca poco che cado);
- I’ tu’ babbo buhaiolo (= Tuo padre è gaio).

I’passa’o remo’o d’i verbo andare (della quale solo i Pratesi e quell’80 e rotti percento di vecchi rincoglioni’i Fiorentini si ri’orda):

Io andiedi
Tu andesti
‘gl’andette
S’andiede (o andette)
V’andaste
‘gl’andettero, ‘gl’andonno (o andiedero)

Il suono -SCHI- è spesso contratto a -STI-, ne derivano maSTIo, STIanta’o, STIoccare, STIaccia’a.

Molte parole vengono continuamente tronca’e: ‘DEL’ diventa ‘D’I” (Gli era di’ Madiai, grullo!). ‘NON’ diventa ”UN’ (’Un se ne pote’a* più di codesto rintronaho’), ‘AL’ diventa ‘AI” (torno ai’ tocco = sono di ritorno alle 13).

Dal fiorentino sono bandite parole come ‘padre’ (pure ‘papà’ ‘un s’usa miha, e ci fa un po’ schifo) e ‘madre’: s’usa ‘I’ MI’ BABBO’ e ‘LA MI’ MAMMA’. Nel pratese si usa tranquillamente anche ‘ME PA” e ‘ME MA”, ma questo gn’è un antro discorso.

E molto comune poi usare il complemento di vocazione: -O’ bischero -O’ beppe -O’ …

Inortre esistono de’ vo’aboli presenti solo ni’ dialetto fiorentino:

(il verbo) ‘IRE’ che sta per andare e per stiantare, al participio passato fa ‘ITO’ (viene dal latino, eh!)
‘POLE’, il verbo potere, soprattutto indefini’o: ‘UN SE NE POLE PIU”!
‘GARBARE’ sostituisce correntemente ‘PIACERE’: ‘A ME MI GARBA’.
‘DESINARE’ è sinonimo di ‘MANGIARE’, in ispecial modo per pranzare: ‘A’I TTOCCO SI DESINA’ (IL TOCCO = L’UNA, le ore 01.00 o le 13.00)
‘RAMMENTARE’ (ricordare): ‘TI RAMMENTI DI QUELLA TESTA A PERA D’I’ RAMALLI?’
‘BADARE’ (tenere d’occhio, osservare): ‘BADA BENE TE, CHE SE TI SPUTO T’AFFOGHI!’
‘PIGLIARE’ (prendere): ‘TU L’HA’ PIGLIAO N’I BAOGIGI!’ (BAOGIGI = BUO DI ‘ULO, finemente parlando)
Ecc ecc…

Al lettore interessato, che volesse apprendere a fondo la lingua toscana, è consigliabile la lettura del Signore degli Agnelli e de Il Silmarillion, nonché Lo Stiacciasassi. A chi volesse effettuare una proficua vacanza studio per imparare il vero Fiorentino, si sconsiglia il centro città, ormai mondializzato e dove si parla una lingua stardardizzata e elegante modello fìrme (’film’, in fiorentino) di Leonardo Pieraccioni ma si suggerisce vivamente di optare per i quartieri di Brozzi, Peretola, Quaracchi (Oh chillè i grullo che dice questo??? in questi quartieri si parla solo cinese!!!) o per i comuni di Calenzano, Campi Bisenzio, Signa, Sesto Fiorentino, Scandicci, luoghi dalla gentile e cortese parlata (da ricordare anche la perdita della V, oltre che della T…andao, mangiao, beeo e l’uso smodato di ‘gni, gnene, …’, dimorati da popolazione educata, gentile e cortese).
Oppure definitivamente Prato (PRAO), indò sto io e indò si parla iddialetto più sguaiao dimmondo, oltre che n’i Valdarno (dice)."


Che dire... Chapeau!

venerdì 9 maggio 2008

Nostalgia del calcio andato

Forse è una sensazione comune. Sicuramente non sono il solo a provarla. Una piccola sensazione di nostalgia. Nostalgia per quel vecchio mondo del calcio che oggi non c'è più.
Guardo ai campioni di oggi. Ai loro atteggiamenti. Ai loro aspetti esteriori ipercurati quasi più di schemi e tattiche da riproporre in campo.

Sono luoghi comuni. Lo so. E' una sensazione che si ripete per ogni generazione. Man mano che il tempo passa, il calcio che fu, quello di quando eravamo bambini, lo ricordiamo migliore di quello attuale.

Ricordo le vecchie figurine Panini, dove i giocatori apparivano senza trucchi e ritocchi. Brutti, spettinati e butterati. Uomini.
Ricordo nomi improponibili, che oggi forse ti rallenterebbero la carriera perchè ridicoli.

Il maggiore rappresentante di questi era il povero Willy Pittana. Definito "jolly" dalla Panini, se non ricordo male. Jolly. Non molti erano i giocatori categorizzati con quel "ruolo". Chissà se veramente Willy Pittana e gli altri "colleghi di reparto" erano definiti tali per la grande duttilità tattica o perchè in realtà erano semplici gregari tappabuchi...chissà.
E chissà che fine ha fatto Oberdan Biagioni. Lo ricordo in una foto con la maglia del Foggia. Capelli corti e barba leggermente incolta. Il volto, sembrava quello di una persona appena scesa dal letto.
Sempre per rimanete il Puglia, in quegli anni giocava nel Bari il grandissimo Sandro Tovalieri, detto il cobra, che fece coppia per alcuni anni con Igor Protti. Protti me lo ricordo una volta a Striscia la notizia, non so per quale motivo, con delle improponibili bretelle.

Chi è passato dal tg satirico qualche anno fa, è il buon vecchio Felice Centofanti. Uno dei tanti ad aver indossato la casacca nerazzurra, che adesso è maglia prestigiosa, degna di essere indossata esclusivamente da campioni strappa-contratti multimilionari, ma un tempo, beh un tempo l'Inter era la squadra di tutti. Ogni anno prendeva giocatori da tutte le parti possibili ed inimmaginabili.
Detto di Centofanti, di botto mi vengono in mente Bia, Festa ed il clan dei biondi Andrea Seno, Mirko Conte e Davide Fontolan. Quest'ultimo è stato poco considerato ma ha compiuto uno dei gesti più eclatanti nella storia del calcio. Finito al Bologna, decise di abbandonare l'attività agonistica perchè non si riconosceva più nei valori del calcio di fine anni '90. Così dissero alcuni.
Di grandi valori, ma non tecnici, fu il grandissimo Francesco Dell'Anno. Dico grandissimo perchè fu anche merito suo se la Fiorentina riuscì a raggiungere la finale di Coppa Italia del '96.

Eccoci. La mia Viola. La Viola degli anni della gioventù. La Viola del roccioso Giovanni Piacentini, di Pasquale Padalino con le sue allegre "padalinate" (di cui Dainelli è il sicuro erede), di Danielone Carnasciali, convocato in nazionale solo in occasione di una sfigatissima amichevole pre-mondiale giocata nella ex-Jugoslavia, di Pusceddu, Luppi (al quale bruciarono la macchina), Iachini e Angelo Carbone. Ma altri giocatori meritano di essere ricordati, come Massimo Orlando (che si scaldava sotto la Fiesole e non entrava mai, tanto che una volta gli ultras gli cantarono: Massimino prende foco, Massimino prende foco!), Ciccio Baiano (che in un'amichevole alla Rondinella contro la primavera prese in pieno il palo con la testa), Anselmo Robbiati (mancino fatato) ed il "puro legno svedese" Stefan Schwarz, uno dei più grandi mediani passati da Firenze negli ultimi quindici anni.
Per non andare poco lontano, passando da Empoli, rimembro il leader azzurro Martusciello ed i rincalzi esportati a Firenze nel '99, Ficini ed il pizzaiolo Esposito. C'erano poi Pane, Cappelletti e Birindelli. Nomi strani.
Mai però quanto quelli di Gilberto d'Ignazio Pulpito e Ivano della Morte. Spettrali.

E non posso dimenticarmi di Luca Cavallo del Genoa, compagno dei vecchi lupi di mare Gennaro Ruotolo e Vincenzo Torrente. In quel Genoa ci fu anche il primo giapponese della storia del calcio europeo: Kazuyoshi Miura. Attaccante da 21 presenze ed un solo gol all'attivo nel belpaese.
E per rimanere sui nomi esotici come scordare Freddy Eusebio Rincon del Napoli, Faustino Asprilla con le sue capriole, Abedì Pelè, il giovane talento nerazzurro incompreso Kanu assieme al giovane talento rossonero incompreso Vieira.

Se oggi i campi di periferia sono ad esempio Empoli e Reggio Calabria, in quegli anni c'erano Piacenza, Reggio Emilia e Padova con "campioni" quali Goran Vlaovic, Ioan Ovidiu Sabau, Rastelli. Stroppa e Giuseppe Scienza. Nella Reggiana giocò anche il para rigori Taffarel, che approdò anche al Parma.
Nel Padova il portiere era invece il capellone Bonaiuti, che era un pò lo Storari di oggi. Tante parate impossibili prima della sistematica capitolazione.

In quel di Bergamo c'era un giovane Mimmo Morfeo, che una volta mi ricordo si presentò in diretta a Stadio Sprint dopo una grande partita condita da gol, con in braccio le maglie stirate e ripiegate dei compagni. Accanto a lui, un festante Mondonico lo iniziava alle prime chiacchierate con i giornalisti.

Altri tempi. Maglie dei portieri multicolore. Pantaloncini più stretti. Arbitri rigorosamente in tenuta nera. Come le scarpe dei giocatori. Gol che per vederli dovevi aspettare Bisteccone Galeazzi con il suo Novantesimo Minuto. Domenica sprint con Gianfranco De Laurentis e Antonella Clerici. Vianello, Pistocchi e la Elia a Pressing. Le sfide di Guida al campionato e la sigla di Jannacci a Quelli che il calcio, quando era una trasmissione seria. Massimo Alfredo Giuseppe Maria, Marino Bartoletti e le battute di Carlo Sassi. Le sigle di chiusura del vecchio Processo. Galagol. Gullit che balla intorno alla testa di Attilio Lombardo nella sigla di Mai dire gol. Mai dire gol.
I mondiali di USA 94. Le partite seguite su TMC. Caputi e Bulgarelli. La Bolivia, la Colombia. Alexi Lalas. Marco Pascolo. L'urlo di Maradona. La sua squalifica. La rivelazione Bulgaria. L'autorete di Escobar. L'assassinio di Escobar. La sconfitta dell'Italia contro l'Eire. Il gol ai supplementari di Baggio. L'espulsione di Pagliuca. Quella di Zola appena entrato. Il menisco rotto di Baresi. Il cul de Sac. Arrigo Sacchi. La finale persa ai rigori. Uno sconosciuto Ronaldo festante in panchina. Dunga che alza la coppa. Baggio e Baresi che piangono.

Quanti ricordi. Altri tempi. Oramai andati. Indimenticabili. Per me e per tutta la mia generazione. La generazione degli anni ottanta.

giovedì 8 maggio 2008

Le mie canzoni

1- Primo disco acquistato: Midge Ure
2- Ultimo disco scaricato: Sergio Cammariere - Il pane, il vino e la visione
3- La canzone che vorresti aver scritto tu: Somebody to love - Queen
4- Quella che vorresti fosse stata scritta per te: Livin' on my own - Freddy Mercury
6- Quella con cui vorresti svegliarti: Days like this - Van Morrison
7- Quella che vorresti per un tramonto: Somewhere Over the Rainbow - Israel Kamakawiwo'ole
8- Quella da suonare con gli amici sulla spiaggia: Save tonight - Eagle eye Cherry
9- Quella che non vuoi sentire mai più: qualsiasi canzone di Gigi D'Alessio
10- Quella che odiavi ma adesso ami: No One - Alicia Keys
11- Quella che vorresti al tuo matrimonio: I believe - Blessid union of soul
12- Quella che vorresti al tuo funerale: The hearth ask the pleasure first - Michael Nyman
13- Quella che non conosceresti se non fosse per un tuo amico: Dream on - Aerosmith
14- Quella che ti fa pensare alla solitudine: Gelido - Alex Britti
15- Quella per quando sei incazzato: Simpathy for the devil - Rolling Stones
16- Quella con il miglior inizio: The Unforgiven - Metallica
17- Quella che più ti estranea dalla realtà: Boogie - Paolo Conte
18- Quella più triste: Angel eyes - Sting
19- Quella che quando la senti ti fa sentire un gran figo: Sexual healing - Marvin Gaye
20- Quella più brutta che hai sul pc: Umbrella - Rihanna
21- La migliore di una colonna sonora: Kikujiro no natsu
22- La migliore da sentire in viaggio: Audioslave - Like a stone
23- Quella per uscire con gli amici: Brimful of asha - Cornershop
24- Quella che ascolteresti mentre sei nello spazio e si sgancia il cordone che ti lega alla navicella: In the waiting line - Zero 7
25- Quella che ti mette addosso ottimismo: Suddenly I see - KT Tunstall
26- Quella da cantare sotto la doccia: Tieni il tempo - 883
27- Quella che ti fa venire voglia di ballare: Maracaibo - Raffaella Carrà
28- Quella con il testo più originale: Nun te reggae più - Rino Gaetano
29- Quella con il testo più bello che hai mai sentito: Dolcenera - Fabrizio De Andrè
30- Quella su cui fare l'amore: Believe in me - Lenny Kravitz
31- Quella nostalgica: Mare mare - Luca Carboni
32- Quella sull'amore vero: La ballata dell'amore cieco - Fabrizio De Andrè
33- Quella più dolce: Sei la più bella del mondo - RAF
34- Quella da sapere a memoria: One - U2
35- Quella storica: Knockin' on heaven's door - Bob Dylan
36- Quella per riflettere: Il mio nome è mai più - Liga, Jova, Pelù

Out in the street

"When the whistle blows Girl,
I'm down the street
I'm home, I'm out of my work clothes
When I'm out in the street
I walk the way I wanna walk
When I'm out in the street
I talk the way I wanna talk
When I'm out in the street
Pretty girls, they're all passing by
When I'm out in the street
From the corner, we give them the eye
Baby, out in the street
I just feel all right
Meet me out in the street, little girl, tonight
Meet me out in the street"












Out in the street, Bruce Springsteen

L'unicità è come il panda?

Tornato da una strana cena universitaria, per fortuna affrontata con la presenza di due persone care, mi ritrovo senza neanche un accenno di sonnolenza nel fresco letto da poco modificato in assetto estivo.

Vorrei prendere quelle quattro pasticche di melatonina per farmi calare la palpebra nel giro di una mezz'ora dall'ingoio, ma ho dovuto ripiegare sull'antistaminico per la maledetta allergia. E' ritornato il caldo e sono nuovamente sbocciate le ignote piante malefiche che mi fanno dannare. Farmi un mix di "paste" mi farebbe paura... dunque mi tengo la mia insonnia.

Non so come mai, ma mi ritrovo nelle vene una grande voglia di scrivere qualcosa. Ogni tanto mi prende così, come un attacco di fame inaspettato. Come si evince però dall'incipit del post, non so neanche io quale topic affrontare. Ho solo voglia di dire qualcosa. Ma cosa?

Pensa, pensa, pensa...

Beh, in effetti c'è stata, giusto qualche giorno fa, un'affermazione di un professore qualunque di una filosofia qualunque, durante una lezione qualunque in un'aula qualunque, che mi ha fatto un pò riflettere:
"L'unicità dell'essere umano è a rischio estinzione. Un pò come il panda."
Beh, si potrebbe dire che ha scoperto l'acqua calda. Basta guardarsi intorno per rendersene conto.

Poi però ci ho ripensato, ho riflettuto e mi sono detto: ma in fondo è proprio così? Veramente siamo in un epoca in cui tutti si sono conformati allo stesso modo? Veramente tutti hanno le stesse qualità? Veramente tutti hanno le stesse carenze? Veramente tutti hanno più o meno le stesse esigenze? Veramente tutti sono uguali "prodotti" differenziati esclusivamente da un codice fiscale? Non lo so. Secondo me ciò che veramente manca non è l'unicità ma la voglia di palesarla, rivelarla, esprimerla e farla valere. Ognuno ha la sua vita, le sue conoscenze e le sue esperienze, dunque una sua biografia, che non può assolutamente non essere unica.
Se evitassimo a volte di esprimere giudizi affrettati. Se andassimo a scandagliare meglio le profondità delle singole persone e soprattutto se generalizzassimo meno, ci renderemmo conto che forse, chi più chi meno, ogni "human being" ha il suo DNA mentale oltre che fisico.



Il tarlo sociale odierno non è dunque, a mio modo di vedere, il non avere unicità, bensì la mancata manifestazione di questa. Dentro di sè, ripeto, ognuno è unico.
Io credo proprio che l'uomo nasca pastore guida della propria vita, ma per comodità preferisca essere la pecora guidata da canoni comuni.

E perchè avviene ciò? Forse perchè c'è paura. Paura di rivelarsi diversi, magari anche solo per piccoli aspetti, rispetto all'altro. Paura per insicurezza. Insicurezza sulla validità delle proprie credenze. Dei propri pensieri. Delle proprie preferenze. Paura di restare al di fuori di quel reticolo che non ci fa sentire soli... e conseguentemente unici.



sabato 26 aprile 2008

Il rosmarino e il mare, sul davanzale

"Vola via nel vento
La stessa trama di un racconto
Che diventa un tango
Che ci unisce e poi divide
Ma rifletto e penso
Che continuare non ha un senso
Eppure ogni volta resto e resto qua
Sono stato cosi tanto tempo solo che
Non ti so dire cos'è l'amore
Sogni e poi frammenti
Di situazioni e di momenti
Andranno via malgrado poi

Malgrado poi… l'amore
Potrebbe far fiorire
Il rosmarino e il mare
Sul davanzale

Malgrado poi l'amore
Potrebbe far capire
Potrebbe continuare
Malgrado poi


Da Malgrado poi, di Sergio Cammariere
Album: Il Pane, il vino e la visione

venerdì 25 aprile 2008

La bellezza di non sapere

Da Wikipedia:

La bellezza è una qualità delle cose percepite che suscitano sensazioni piacevoli, che attribuiamo a concetti, oggetti, animali o persone nell'universo osservato, che si sente istantaneamente durante l'esperienza, che si sviluppa spontaneamente e tende a collegarsi ad un contenuto emozionale positivo, in seguito ad un rapido paragone effettuato consciamente od inconsciamente, con un canone di riferimento interiore che può essere innato oppure acquisito per istruzione o per consuetudine sociale.

Nel suo senso più profondo, la bellezza genera un senso di riflessione benevola sul significato della propria esistenza dentro il mondo naturale.


Dalla mente di una piccola fanciulla:


Il cielo è grigio. Il natale è alle porte. Piove ininterrottamente ed il freddo trapassa dalle maniche dei pesanti giacconi, intorpidendo gli arti.

E' tempo di regali. E' tempo di shopping. Madre, padre e due piccole figlie aspettano l'autobus per recarsi in centro a fare acquisti. Trascorrono diversi minuti e questo non è ancora passato. Si mormora di uno sciopero in atto. Qualcuno si spazientisce. Sbuffi, imprecazioni e rinunce.

Le due bambine ingannano l'attesa facendosi i dispetti. Si rincorrono. La più piccola non ha più di cinque anni. Si avvicina alla vetrina di una passamaneria adornata ad hoc per le festività. Numerosi sono i fiocchi rossi sparsi quà e là. Lei li nota. Li fissa con intensità. Si volta verso la madre e le chiede a cosa servono. "Per bellezza" risponde la donna.
La bambina resta in silenzio per qualche istante. Continua a fissare la vetrina e chiede: cos'è la bellezza?
La madre sgrana gli occhi, guarda la figlia prima ed il marito poi. Sorride ed accarezza la sua piccola creatura, restando in silenzio...

domenica 20 aprile 2008

Vita 2.0

Una cosa che mi da molto dispiacere, è l'atteggiamento delle persone che si piangono addosso.
Credono che il mondo ce l'abbia con loro. Credono di essere Giulio Cesare durante le idi di marzo che viene reiteratamente accoltellato a seguito della congiura delle congiure.

Ti senti alientato, incompreso e messo da parte da altre persone. Cerchi di capirne il motivo e non lo trovi. Credi semplicemente che gli altri abbiano un'avversione nei tuoi confronti. Credi che sia tutta colpa loro.
In realtà la situazione non sta proprio così. L'alienzazione e l'indifferenza nei tuoi confronti sono forse una reazione al tuo metterti da parte.

Due binari paralleli. Da una parte tu che ti chiudi, dall'altra gli altri che non ti prendono in considerazione, forse proprio perchè tu stesso dai un'immagine di te, o meglio, non dai un'immagine di te che invogli le altre persone ad avvicinartisi.

Talvolta ce la prendiamo con gli altri. Ci convinciamo che siano gli altri a volerci male. Forse dovremmo guardare prima nel nostro giardino. Guardare per notare che in fondo, qualcosina di sbagliato c'è anche lì e che non possiamo meravigliarci se l'altro non è invogliato nel venire a visitarlo.
Ci chiediamo come mai l'altro non si interessa alla nostra vita. Ma prima di criticare e di sentirsi snobbati, mi chiedo: noi abbiamo fatto di meglio? Abbiamo chiesto come stanno? No... e allora di cosa ci dobbiamo lamentare? La vita è una battaglia. Nessuno ti regala nulla. Ci deve essere condivisione, una vita 2.0, un pò come il web.
Dare la colpa all'altro è facile. E' la soluzione più semplice ed apparentemente meno dolorosa perchè evita l'autoanalisi. Alla lunga però non può che risultare la peggiore, poichè porta inevitabilmente ad offuscare la realtà dei fatti, non permettendoci di uscire dal guscio, di evolvere e di far vedere che oltre quel volto crucciato, cupo e distaccato, oltre quel silenzio e quell'indifferenza, c'è di più. Molto di più.

domenica 6 aprile 2008

Cambierà

"Di questi tempi si vende
qualsiasi cosa anche la verità
ma non sarà così sempre
perchè tutto cambierà"



Neffa, Cambierà

giovedì 3 aprile 2008

Gelido

"gelido come
la luna mi guarda
e non mi parla mai
dov'e' l'amore
dov'e' la mia donna,
dov'e' che finiro'
gelido come
un uomo di latta
e un altro di cartone animato
mi guardo allo specchio
e non si vede piu' "


"ci sono cose nella vita
che mi sembrano piu' vere
ed altre che mi sembrano di plastica
ci sono cose che vorrei
poter cambiare veramente
lo vuole tanta gente invece niente
ci dobbiamo accontentare
qui lo nego ma l'ho detto,
e' colpa di quel freddo maledetto..."



Da Gelido, Alex Britti

mercoledì 2 aprile 2008

Un colpo di mano fatto con il cuore

Lunedì sera. Sono a casa. Finito di cenare, decido di guardarmi un film in salotto. OGNI COSA E' ILLUMINATA di Liev Schriber. Road movie ambientato in Ucraina. Godibile devo dire.

Non dura molto però, tanto che alle undici e mezzo è già finito. Apro il lettore dvd, estraggo il disco e lo spengo. Di colpo mi ritrovo sintonizzato per caso su Canale 5, nel pieno di una bufera, o meglio, un uragano. L'occhio del ciclone? Preciso preciso nello studio del Grande Fratello.
Si sta dibattendo sul topic della settimana, secondo oramai solo allo scontro a distanza fra Silvio e Walter da poco consumatosi.

L'argomento affrontato, è la decisione presa dall'Ordine dei medici di aprire un processo di valutazione sul mantenimento o meno della concorrente Lina nell'Albo dei professionisti del mestiere, in seguito a comportamenti poco seri tenuti durante le riprese quotidiane della trasmissione. Detto in poche parole: Lina avrebbe fatto, sotto le lenzuola, un piccolo servizietto con la mano alla bruttacopia del cummenda Zampetti di "Classe mista terza C" (con la sola differenza che l'attore che lo interpretava, il povero Guido Nicheli, per fortuna recitava e basta).

Tornando alla trasmissione, vedo la povera ragazza traviata dal suo compagno di giochi, andare davanti ad un vetro, per parlare con la madre.
La povera signora, da madre fiera quale dimostra di essere, ci tiene a far sapere alla figlia che tutta la famiglia è schierata con lei. Nonni, zii, cugini, fratelli e sorelle sono fermamente dalla sua parte. Fare un servizietto in diretta è un discorso privato. Non riguarda altro che lei e Roberto (il cummenda). Lina si commuove e si fa forza. Dalla propria bocca fa uscire parole come: LOTTERO', COMBATTERO', MI PRENDO LE MIE RESPONSABILITA'.

Fin qui tutto ok. Sceneggiata abbastanza patetica ma ormai rientrante negli standard dei discorsi tenuti da personaggi di reality show, che credono tutti, dal primo all'ultimo, di essere in guerra.
Beh, se le guerre vengono fatte da soldati pagati per farle, con il fine di trarre profitti di natura economica per il proprio Paese; se i concorrenti del GF sono pagati per lottare e scannarsi a vicenda per vincere 500 mila euro, il GRANDE FRATELLO E' UNA GUERRA!
Vabbè. Proseguendo la cronaca, l'incontro con la madre viene fatto terminare e la povera napoletana protagonista della vicenda, chiede di poter parlare con la conduttrice Alessia Marcuzzi. La vuole ringraziare perchè è stata lei stessa ad averle dato la forza di affrontare la situazione in piena diretta televisiva. La Marcuzzi contraccambia le spudorate leccate in diretta nazionale affermando che Lina è una grande donna. Una grandissima donna. Come no. Sono sicuro che le vere grandi donne siano tutte schierate per non cancellarla dall'Albo delle donne di classe.

Poi l'illuminazione. La "giocata" che vale il prezzo del biglietto. La cassanata. La "virgola" del Ceccherini all'Isola dei Famosi.
Lina confessa che quel servizietto, quel piccolo preliminare, quel gioco di mano, (la PIPPA INSOMMA!!!) ha sbagliato a farlo, perchè l'ha fatto non con la testa ma con il cuore.
Ed io che pensavo bastasse l'organo prensile che si trova all'estremità del braccio, collegato a questo tramite il polso, comprendente cinque dita (di solito), predisposte ad un elevato senso tattile. Che ingenuo...

martedì 1 aprile 2008

La genesi di una TOPOLONA

In principio fu lo spot di un gorgonzola:



Poi decisero di farci una suoneria:



Poi comparvero i primi emulatori:



Porca miseria! E' il padre stesso a spingerla verso il pubblico ludibrio... imbarazzante!

Una pecora bianca in mezzo a tante pecore nere

Oggi mi hanno raccontato la storia di un adolescente, un ragazzo "non qualunque".
Lui è bravo a scuola, lui ha vinto una borsa di studio per i suoi voti alti. Lui ama i computers. Lui vuole iscriversi all'università e seguire le orme di suo padre. Lui è forte, ha carattere, ha dei valori in cui crede fermamente. Lui non ha più amici.

Li aveva. Li frequentava. Con loro ha imparato ad usare il motorino. Con loro ha cominciato a vivere la propria indipendenza. Con loro ha provato a fumare e a bere. Ci ha provato perchè gli sembrava giusto farlo. Gli sembrava giusto provare, perchè nella vita se una cosa non la fai, non saprai mai come sarà. Gli sembrava giusto provare per non sembrare idiota agli occhi dei suoi amici e così lo ha fatto. Qualche tiro e qualche bevuta, per sembrare più grande. Per sembrare uguale agli altri. Per non sentirsi idiota.



Gli è bastato un attimo, un solo piccolo attimo, per capire che idiota, per non aver mai fumato e bevuto, non lo era affatto. Idiota si è sentito dopo aver emulato i suoi amici, perchè ha capito che a lui quelle cose non servono. Lui il divertimento non lo trova in quelle cose. Per lui divertirsi non è stare seduto sulla sella del motorino a fumare e bere alcolici. Lui ha capito che doveva fare una scelta. Difficile, ma l'ha fatta: abbandonare la compagnia. Non si riconosceva in loro. Non si identificava con loro. Non aveva niente da condividere con loro.

Si è allontanato ed ora si ritrova solo, piangente, perchè non ha più amici .
E' brutta la solitudine. In piena adolescenza poi, lo è ancor di più. Non aver nessuno con cui svagarsi, con cui giocare, con cui fare nuove scoperte, con cui condividere le proprie passioni, con cui trovare la giusta strada per crescere e formarsi.
Sua madre ha notato il suo disagio. Lo ha rimproverato. Forse non era il caso di troncare così nettamente i rapporti con i vecchi amici. Meglio avere qualcuno con cui stare, seppure controvoglia, che ritrovarsi completamente avvolto dal grigiore della solitudine. Cuore di mamma, da una parte va capita. Non è facile trovarsi di fronte un figlio, l'unico figlio, depresso ed in lacrime perchè senza amici. Ma lui, con quelle lacrime in volto, ha avuto la forza di risponderle con una frase che al giorno d'oggi, non molti, avrebbero il coraggio di dire e di pensare:


"Mamma, io sto male ma è meglio così. Ho provato a fumare. Ho provato a bere. Ho voluto farlo per non sentirmi idiota davanti a loro. Una volta provato però mi sono sentito ancora più idiota, perchè ho fatto cose che a me non piacciono proprio".

Quando mi hanno raccontato questa storia o meglio, questo piccolo episodio, ho provato una sensazione di tristezza. Poi, dopo alcuni attimi, ho sorriso. Ho sorriso perchè per fortuna, in mezzo alla grande quantità di adolescenti sbandati, privi di valori, di ideali e soprattutto di personalità, ho avuto la conferma che esiste qualcuno forte, capace di non lasciarsi schiacciare, capace di ragionare con la propria testa senza seguire come una pecora il proprio gregge solo perchè è il proprio gregge, capace di scegliere una via difficile, dolorosa ed in salita, ma che se affrontata con tenacia, caparbietà e forza di volontà, porterà sicuramente a qualcosa di buono. A qualcosa che non tutti sono capaci di raggiungere.

Forse troverete patetico quanto letto fino ad ora. Forse per qualcuno significherà qualcosa e per altri probabilmente niente. Io ho sentito il bisogno di parlarne semplicemente perchè è una piccola vicenda che mi ha toccato. Mi ha toccato perchè per quel che sento e che vedo in giro, la reazione di questo ragazzo è qualcosa di inusuale, purtroppo... una pecora bianca in mezzo a tante pecore nere.

domenica 30 marzo 2008

Vita oscillante

Quanto è altalenante la vita. Quanti momenti felici, piccole frazioni di tempo in cui ti senti forte, potente, capace di fare tutto, invulnerabile. E quanti momenti tristi. Quanti abbattimenti. Quante cadute. Un alternarsi continuo. Per chi più, per chi meno. Un giorno vedi la luce. Un giorno vedi il buio. Un giorno vedi il grigio, con qualche luce all'orizzonte, oppure il baratro.
Ti soffermi a chiederti il perchè di questo. E magari non riesci a trovare neanche una risposta. E intanto il tempo scorre. Non ti spieghi il motivo di tutto questo. Vorresti essere sempre forte, sicuro e deciso. Ma non è sempre così. La vita è una montagna russa. Con alti e bassi continui. Non puoi farci niente. Bene e male, giusto e sbagliato, felicità e tristezza sono sempre lì che corrono fianco a fianco.

Tu puoi solo farti forza e cercare di rimanere lucido e concentrato poichè vivere è un pò come camminare su un ponte sospeso. La distrazione è sempre dietro l'angolo. La distrazione che può farti oscillare. Colpa tua. Ma quell'oscillazione potrebbe anche essere causata da una folata di vento. Che non è colpa tua. Ma tu devi farti trovare pronto e tenerti saldo al ponte, per arrivare in fondo, verso la meta. E' fondamentale tenere mani e piedi ben saldi. Come nella vita è fondamentale "avere testa". Chi non ce l'ha rischia di cadere nel baratro. Un baratro che è bene guardare, ma non troppo, per non avere paura di finirci dentro. Come è bene non guardare troppo in avanti, perchè è bene concentrarsi sul presente, su dove ci troviamo in quel momento, perchè una folata di vento o una distrazione ci può veramente far cadere giù, rendendo vano tutto il buon lavoro fatto fino a quel momento ...


giovedì 27 marzo 2008

Buenas tardes

Ti ho cercato. Ti ho voluto. Ti ho creato.

Volevo il blog? E adesso scrivo...

Cosa? Non lo so. Su cosa? Su tutto. Quando? Quando avrò tempo e soprattutto qualcosa di interessante da dire. Come? Tagliente, come la lama di un coltello.

Hasta luego