giovedì 8 maggio 2008

L'unicità è come il panda?

Tornato da una strana cena universitaria, per fortuna affrontata con la presenza di due persone care, mi ritrovo senza neanche un accenno di sonnolenza nel fresco letto da poco modificato in assetto estivo.

Vorrei prendere quelle quattro pasticche di melatonina per farmi calare la palpebra nel giro di una mezz'ora dall'ingoio, ma ho dovuto ripiegare sull'antistaminico per la maledetta allergia. E' ritornato il caldo e sono nuovamente sbocciate le ignote piante malefiche che mi fanno dannare. Farmi un mix di "paste" mi farebbe paura... dunque mi tengo la mia insonnia.

Non so come mai, ma mi ritrovo nelle vene una grande voglia di scrivere qualcosa. Ogni tanto mi prende così, come un attacco di fame inaspettato. Come si evince però dall'incipit del post, non so neanche io quale topic affrontare. Ho solo voglia di dire qualcosa. Ma cosa?

Pensa, pensa, pensa...

Beh, in effetti c'è stata, giusto qualche giorno fa, un'affermazione di un professore qualunque di una filosofia qualunque, durante una lezione qualunque in un'aula qualunque, che mi ha fatto un pò riflettere:
"L'unicità dell'essere umano è a rischio estinzione. Un pò come il panda."
Beh, si potrebbe dire che ha scoperto l'acqua calda. Basta guardarsi intorno per rendersene conto.

Poi però ci ho ripensato, ho riflettuto e mi sono detto: ma in fondo è proprio così? Veramente siamo in un epoca in cui tutti si sono conformati allo stesso modo? Veramente tutti hanno le stesse qualità? Veramente tutti hanno le stesse carenze? Veramente tutti hanno più o meno le stesse esigenze? Veramente tutti sono uguali "prodotti" differenziati esclusivamente da un codice fiscale? Non lo so. Secondo me ciò che veramente manca non è l'unicità ma la voglia di palesarla, rivelarla, esprimerla e farla valere. Ognuno ha la sua vita, le sue conoscenze e le sue esperienze, dunque una sua biografia, che non può assolutamente non essere unica.
Se evitassimo a volte di esprimere giudizi affrettati. Se andassimo a scandagliare meglio le profondità delle singole persone e soprattutto se generalizzassimo meno, ci renderemmo conto che forse, chi più chi meno, ogni "human being" ha il suo DNA mentale oltre che fisico.



Il tarlo sociale odierno non è dunque, a mio modo di vedere, il non avere unicità, bensì la mancata manifestazione di questa. Dentro di sè, ripeto, ognuno è unico.
Io credo proprio che l'uomo nasca pastore guida della propria vita, ma per comodità preferisca essere la pecora guidata da canoni comuni.

E perchè avviene ciò? Forse perchè c'è paura. Paura di rivelarsi diversi, magari anche solo per piccoli aspetti, rispetto all'altro. Paura per insicurezza. Insicurezza sulla validità delle proprie credenze. Dei propri pensieri. Delle proprie preferenze. Paura di restare al di fuori di quel reticolo che non ci fa sentire soli... e conseguentemente unici.



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