domenica 22 giugno 2008

Da San Gimignano a Dubai, passando per Manhattan

1200 c.a. A San Gimignano viene eretta la prima torre in mezzo alle case della città. E' la torre del Podestà, fatta edificare dalla famiglia Gregori. Miracolo della scienza e della tecnica gridano alcuni vecchi paesani, nel vedersi costruire un edificio di ben 52 metri.
Tante piccole case, e tra queste, un enorme parallelepipedo di mattoni a dominare la storica cittadina. "Ma indò s'andrà a finire?", "Icchè c'inventeranno poi?" avranno detto alcuni contadini, passando con i loro carri davanti all'edificio.

Probabilmente non mancarono scettici, perplessi e contrari al progetto. Ci sono sempre, quando ci ritroviamo davanti a qualcosa di innovativo. "Ma dove andremo a finire di questo passo" si saranno chiesti alcuni anziani. "Ma che reggerà a ì vento?" si saranno chiesti altri.

Il successo alla fine non mancò e nel periodo più splendente del Comune, si arrivarono a contare ben 72 torri.




1902. A New York sorge il primo grattacielo. E' il Fuller Building, di proprietà del signor George Fuller (Fuller Construction & Co).
Alto 83 metri, è sicuramente uno dei più eleganti skyscreapers di Manhattan. Oggi un semplice palazzo fra tanti, 106 anni fa un altro "miracolo della scienza e della tecnica". A pianta triangolare, è stato sin da subito soprannominato Flatiron, date le fattezze simili a quelle di un enorme ferro da stiro. Sicuramente non saranno mancati gli scettici anche in questo caso, ma sono certo che saranno stati ben pochi rispetto ai "contrari" di San Gimignano. Il motivo?
La sua particolare struttura generava particolari correnti d'aria che andavano a sollevare le gonne delle belle signore a passeggio davanti al palazzo.
E' l'inizio della "fallica" guerra a chi l'ha più grosso. Impresari investono ingenti somme di denaro, ignari dell'imminente declino economico che investirà gli Stati Uniti nel '29, per primeggiare sul propriodirimpettaio. Manhattan è un "teatro di guerra", ed il risultato di questa, sappiamo qual è:




2008. A Dubai viene presentato il progetto di un architetto fiorentino, David Fisher.

Dal Corriere della Sera: "Un grattacielo di 313 metri distribuiti su 68 piani di altezza, con un budget di circa 330 milioni di dollari, che cambierà continuamente forma e produrrà elettricità in misura decisamente superiore al proprio fabbisogno grazie allo sfruttamento dell'energia eolica e solare. Gli abitanti della torre potranno scegliere a piacimento il panorama e la luce del giorno che desiderano, grazie ad un meccanismo che consente ad ogni piano di ruotare in modo autonomo. «Gli spostamenti avranno una velocità molto lenta -, spiega Fisher - così da non risultare fastidiosi per gli inquilini, che non percepiranno il movimento». Oltre a porre fine all'era dell'architettura statica ed immutabile, la rivoluzione di Fisher ne inaugura una nuova, all'insegna della dinamicità.
Al suo interno la torre girevole ospiterà un albergo a sei stelle, uffici e appartamenti di varia grandezza e, negli ultimi piani, cinque "ville" da 1.500 mq ciascuna. Ogni villa avrà a disposizione un parcheggio auto al proprio piano servito da uno speciale ascensore. Sul tetto, la "Penthouse" avrà addirittura una piscina e un giardino. E se non bastasse la "Rotating Tower" sarà dotata di un eliporto "a scomparsa" al 64° piano: una piattaforma "magica" che si materializzerà per consentire l'atterraggio dell'elicottero, dissolvendosi nel nulla subito dopo".



Beh, che dire. In questo nuovo miracolo della scienza e della tecnica, festival del lusso sfrenato e perverso, penso proprio che gli scettici saranno ben pochi...

Inzaghi gli fa una pippa...

Inzaghi? Semplice dilettante rispetto a questo giocatore...



A parte gli scherzi, il giocatore purtroppo non stava simulando. Ha subito un colpo alla testa che gli ha provocato delle inquietanti convulsioni.

Niente di grave comunque. Nella partita successiva della sua squadra, era già in campo, anche se sul web circolavano (il fatto è avvenuto 3 anni fa) notizie infondate sul suo decesso, dovuto alla venuta dell'angelo della morte, impossessatosi del suo corpo.


Salâm alaykoum

sabato 21 giugno 2008

Sono pazzi questi pubblicitari

Mad Men, uomini pazzi, o forse no, semplici pubblicitari di una delle tante agenzie di Manhattan. Forse entrambe le cose. Mad men sono gli uomini di Madison Avenue, dove sorge il palazzo dell'agenzia Sterling & Cooper.
Proagonista è il tenebroso Donald Draper, circondato da colleghi di indubbio stile, ma di minore carisma e brillantezza rispetto al loro copyrighter di riferimento e da una folta schiera di segretarie ingenue, arriviste e frivole.

Questa serie l'ho conosciuta parlando con un mio amico, con il quale quando ci vediamo, non manchiamo mai di scambiarci opinioni e pareri su serie televisive e film visti negli ultimi periodi prima dell'incontro. Incuriosito da quanto mi ha riferito, ho deciso di scaricarmi i primi episodi. Formato 45 minuti.

Mad Men non scorre veloce. L'azione non è il perno della serie. Centrale è l'analisi che viene fatta sui comportamenti, sulle necessità, sugli usi e i costumi, sui desideri e sugli obiettivi della società medio-alto borghese. Non mancano mai, essendo l'ambiente pubblcitario il principale scenario in cui avvengono le vicende, riflessioni sulla società di massa. Siamo in un periodo in cui l'individualismo sta prendendo campo nelle teorie e tecniche di persuasione e dunque si fanno sempre più difficili le dinamiche pubblicitarie ("Può una donna volere lo stesso rossetto di altri milioni di donne?" si chiedono i copyrighter durante un episodio). Siamo nell'epoca dei Kennedy, di Elvis e delle bionde platinate. Siamo nei '60s.

Degni di nota sono i crediti di apertura.


venerdì 20 giugno 2008

"Piccoli" contrattempi

Rispolverando tra gli esercizi della scuola di sceneggiatura, ho ritrovato questo piccolo esercizio sui contrattempi, scritto sotto forma di soggetto.
Onestamente spero non capiti mai a nessuno, me compreso, una cosa del genere...

Un uomo deve prendere l’aereo delle 9,30 del mattino per Parigi, dove deve presentare un progetto di lavoro. La sveglia suona alle 6 e 30. Si alza, e per guadagnare tempo si mette subito calzini e camicia. Va in cucina, prende il barattolo del caffè dallo scaffale e sistema la moka sul fornello. Nel frattempo va in bagno, dove comincia a radersi velocemente con la lametta senza neanche usare la schiuma. Un forte rumore proveniente dalla cucina lo coglie all’improvviso. Per la paura si fa un taglio vicino al labbro. Lo tampona velocemente con la carta igienica e torna in cucina. Il pavimento è completamente sporco di farina. Nel prendere il barattolo del caffè non si è accorto di aver messo in bilico il sacchetto della farina. Comincia a spazzare e non avendo scarpe ai piedi, i calzini scuri diventano bianchi. Li scuote velocemente e starnutisce. D’istinto si porta la mano al naso, facendo strusciare il polsino della camicia bianca vicino alla ferita, sporcandolo di sangue. E’ costretto a cambiarsi ma nell’armadio non ha altre camicie dello stesso colore. Vuole dare una bella impressione di sé all’incontro, dunque perde tempo a sceglierne una di un colore diverso. Opta per una grigia.

Finisce di vestirsi, si mette un cerotto alla ferita ed esce di casa. Va alla macchina parcheggiata lungo la strada ma non può partire perché qualcuno ha lasciato la macchina in doppia fila davanti alla sua. Suona il clacson per farsi sentire. Esce un’anziana signora da un bar e dopo uno scambio di offese verbali sposta la macchina. L’uomo parte e va ad imboccare la tangenziale per l’aeroporto. L’uscita però è bloccata in quanto un tir ha sbandato ed invaso l’intera carreggiata. E’ costretto a proseguire ed imboccare l’autostrada, che lascia alla prima uscita. Al casello decide di mettersi in coda per pagare con il servizio automatico ma alla barra si accorge di non avere nel portafogli la tessera prepagata. E’ costretto ad uscire in retromarcia facendo adirare non poco gli autisti in coda dietro di lui.

Superato il casello con non poche difficoltà, prende le indicazioni per l’aeroporto che segnano una distanza di 15 chilometri. Il traffico è notevole. Si scorre a passo d’uomo e sono già le 8 e 20.

Arriva al check-in alle 9 e 15 e riesce a passare avanti alle persone in coda.

Sente l’ultima chiamata per il suo volo agli altoparlanti ma ormai ce l’ha fatta. Corre verso i controlli al metal-detector dove la fila è lunghissima. Chiede uno ad uno se può passare avanti, mostrando l’orario di partenza indicato sul biglietto. Nessuno oppone resistenza e arriva agilmente al nastro di controllo.

Sono le 9 e 20. E’ fatta. L’uomo riprende i propri oggetti personali passati al controllo e si incammina verso il gate ormai senza bisogno di correre, quando improvvisamente il cane della polizia di controllo comincia ad abbaiargli. Gli agenti si insospettiscono e lo fermano. Lo perquisiscono, ma non trovando niente di sospetto lo costringono a togliersi le scarpe. I calzini dell’uomo sono per buona parte ricoperti di polvere bianca, la farina cadutagli in cucina, ma la polizia non lo allontanerà in tempo da fargli prendere il suo importante volo.

martedì 17 giugno 2008

Vivere amando, sperando e facendo

Dicono che l'uomo sia fatto per amare. Dicono che non sia fatto per vivere nell'oscurità della solitudine. Due persone, un unico motore che li muove e li porta a spasso per il viale della vita.
Una sinergia, un egoismo o un altruismo. Questo è l'amore nelle sue forme. Qualunque essa sia, è fondamentale. E' la benzina della vita. E' la panacea di tutti i mali, nonostante esso stesso sia portatore sano (o insano) di dolore. Perchè è così e nessuno può negarlo.
Amore per qualcuno. Amore per qualcosa. Pare che tutto ruoti intorno a questo, al quale non vi si possa prescindere.

E se l'amore non ci fosse? E se fosse nascosto nel più lontano e sperduto luogo della terra? Se ci volesse una vita intera per scovarlo? Se tutto l'amore che vorremmo dare e vorremmo ricevere dovesse rimanere per forza di cose soffocato, chiuso in un cassetto? Se non vi fosse possibilità di sprigionarlo e dunque ritrovarsi nella più tetra palude nebbiosa?

Dicono che se all'uomo non sia dato amare, sia consentito sperare.
Sperare di trovare l'amore, sperare di trovare il benessere, una stabilità. La speranza è il vero motore della vita. Se non c'è speranza non c'è possibilità di riuscita. Si deve sperare perchè sperare è vivere. Sperare in modo sano, con razionalità sia chiaro, perchè sperare può essere un gioco pericoloso...

E se la speranza finisse? Se ci si rendesse conto che in fondo le speranze avute sono state solo misere illusioni? Piccoli palliativi per allentare il dolore?

Dicono che se all'uomo non sia dato sperare, sia consentito fare. Fare qualcosa. Muoversi, agire, non fermarsi. Essere dinamici poichè il mondo è dinamico. Fare qualcosa per rialzarsi, andare avanti e fare qualcosa di buono. Mai fermarsi a piangere. Riflettere ma mai piangersi addosso. Fare, costruire qualcosa per sè, per gli altri. Fare, costruire qualcosa per fuggire dalla palude nebbiosa e raggiungere i soleggiati lidi, i propri obiettivi, soddisfacendo i propri bisogni e trovando nuova vitalità. Fare per lasciare una propria impronta.

Ama, e se non puoi o non sei in grado di farlo, spera, e se non puoi o non sei in grado di farlo, FAI!